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 Chi sono i salafiti? Successivo
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emma
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MessaggioInviato: Ven Apr 15, 2011 10:40 am Rispondi citandoTorna in cima

Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni?
Tommaso Caldarelli

Chi compone, chi rappresenta, cosa pensa il gruppo che ha sequestrato e ucciso il cooperante italiano.

Vittorio Arrigoni, trovato morto dalle forze armate di Israele nel rifugio in cui era stato sequestrato dal gruppo estremista islamico legato ad Al Qaeda. Di che si tratta? Quale dei tanti gruppuscoli, particelle impazzite che animano e popolano questa fase storica della religione fondata dal profeta Maometto, è responsabile per il sangue del cooperante italiano versato ben prima che l’ultimatum da essi stessi proclamato scadesse?

SALAF – Parliamo dei Salafiti, una delle più difficili entità da definire nell’Islam moderno. Potremmo chiamarla una setta, ma non sarebbe corretto, visto che non ha nulla di centralizzato. La realtà è che il salafismo è una corrente di pensiero, una modalità di lettura dell’Islam moderno che rifiuta alcune cose e ne pretende delle altre. Per intenderci, rifiuta tutto quello che è successo dalla formalizzazione del Corano per come lo conosciamo oggi, e pretende il ritorno immediato al testo coranico, azzerando, di fatto, tutta l’evoluzione dell’interpretazione e della religione islamica.

La salafiyyah è un movimento che cominciò all’inizio del XX secolo e il cui nome deriva dal termine arabo salaf as-salihin, che si può tradurre come i pii antenati. Quindi equivale a dire il movimento dei pii. Apparentemente tradizionalista, in realtà fu e ancora è un movimento di modernizzazione dell’Islam. All’inizio la sua influenza si sviluppò in Egitto, ora vari musulmani di tutto il mondo vi si richiamano.


Wikipedia può essere un punto di partenza: e bisogna spiegare perchè non è corretto definire la Salafiyyah un movimento tradizionalista.

TRADIZIONALISMO E MODERNITA’ – E’ scorretto perchè ciò contro cui lottano i salafiti sono giustappunto le tradizioni, le stratificazioni, l’evoluzione del testo coranico e della pratica religiosa. Per i salafiti tutto ciò è prodotto della compromissione con l’Occidente, da rifiutare in blocco: il messaggio di Allah è per tutto il mondo, che si divide in credenti e non credenti. Ce lo spiega il professor Giovanni De Sio Cesari, docente di filosofia.

Il termine “salaf “in arabo significa “predecessori, antenati” e indica, nel nostro caso, i primi seguaci dell’Islam. Praticamente ha un significato corrispondente a quello che ha nel mondo cristiano il termine ” evangelico”. Propugna quindi un ritorno alle origini, alla purezza dell’insegnamento dell’islam non contaminato con le tradizioni dei vari popoli, dai compromessi con le esigenze politiche ed economiche, soprattutto purificato da tutte le influenze provenienti dal mondo occidentale cristiano e, peggio ancora, ateo. Non può quindi essere qualificato come un movimento “tradizionalista” anzi il suo punto essenziale è la lotta alle tradizioni . Nemmeno può esser considerato nazionalista perchè intende combattere tutti i nazionalismi : le regole dell’ Islam non debbono essere calate in questa o quella realtà nazionale , valgono per tutti e sempre dagli aridi deserti dell’Arabia ai campus universitari europei. La visione è strettamente internazionalista. Allah non fa distinzioni fra le nazioni, la causa dell’islam non è la causa di un popolo particolare ma è la causa dell’umanità intera. Nessuna differenza fra negri ed bianchi, fra orientali o occidentali. L’unica differenza è fra “muslim” (credenti ) e “kafir”, (non credenti) Il concetto fondamentale è la distinzione fra “SALAF” (cioe delle origini) e “BIDA” cioè innovazione rispetto ai tempi di Maometto.: la prima accettata in modo assoluto, la seconda respinta e qualificata “shirk “(politeismo ), o “kufr ” (paganesimo)

E’ quindi la lotta alla modernità vista come compromissione al centro della proclamazione salafita. Normale dunque che questa linea di pensiero venga a collidere in maniera virtuosa con le tendenze terroristiche che animano alcune frange islamiche: anche in quel caso, infatti, si tratta del rifiuto dell’Occidente e della proclamazione della superiorità islamica su tutto il resto.

TORNARE AL CORANO – Un articolo di Repubblica che affrontava la nostra stessa problematica, quando si trattava di descrivere l’attacco all’ambasciata italiana di Beirut, realizzato proprio in nome del salafismo islamico.

Il termine salafita (o salafista) deriva dalla parola araba ‘salaf’, letteralmente ‘antenato’. Il primo a propugnare la ‘Salafiyya’ fu il riformatore religioso egiziano Muhammad Abduh (1849-1905), seguito poi dal discepolo e collaboratore siriano Rashid Rida (1865-1935). Abduh e Rida sostenevano, in sostanza, che occorreva eliminare dalla tradizione musulmana tutti quegli elementi estranei che con il tempo ne avevano alterato la purezza originaria, per ridarle nuovo impulso e credibilità di fronte alle sfide del mondo moderno. In particolare, Abduh nelle sue opere (la più nota, il ‘Trattato sull’Unità divina’) si fece sostenitore di un nuovo sforzo interpretativo fondato sul contatto diretto con le fonti originali dell’Islam – Corano, libro sacro ai musulmani, e ‘Sunna’, gli insegnamenti tratti dal ‘comportamento’, tacito o esplicito, del Profeta Maometto (Mohammed). Col passare del tempo, tuttavia, il salafismo è andato sempre più inquadrandosi in quel confronto tra Islam e Occidente che sia dal punto di vista politico sia da quello culturale ha assunto toni sempre più aspri. Da corrente riformista, il salafismo si è così trasformato in materia di ispirazione e parola d’ordine di gruppi estremisti, talvolta votati al terrorismo, come in Marocco e Algeria.

Così, dunque, il collegamento fra Salafismo e tendenze terroristiche è successivo, sebbene comprensibile: inizialmente lo spirito del movimento nato in Egitto aveva tutt’altra intenzione.

Niente accomuna di per se il mussulmano che vuole essere particolarmente pio con il terrorista. Seguire i dettami del Corano in modo puntuale, stare attenti che negli animali macellati non resti alcuna traccia di sangue,che non si mangi nulla del maiale, che le preghiere vengano recitate nel modo più corretto non ha alcuna attinenza con il mettere bombe sui treni o far crollare i grattacieli. (…) Tuttavia è pure un fatto che attualmente le organizzazioni terroristiche che hanno operato in Occidente si richiamano alla ideologia safalista e comunque all’integralismo islamico. Per comprendere tale rapporto che può apparire incomprensibile bisogna, a nostro parere, partire da una analisi del mondo arabo e musulmano in generale. Prima degli anni 80 hanno prevalso in esso correnti che più o meno si ispirarono alla cultura occidentale sia che si riferissero al modello liberista cha a quello socialista pure esso tutto interno, giova ricordarlo , alla cultura occidentale. (…) Correnti allora più integraliste islamiche che qui indichiamo con il temine generico di Salafismo hanno preso consistenza e rilievo. ed é nata quindi una lotta tutta interna al mondo arabo musulmano fra coloro che intendevano portare avanti l’opera di modernizzazione in senso occidentale e coloro che invece ritenevano che il rinnovamento poteva venire solo da un ritorno integrale all’islam. (…) A questo punto alcuni gruppi hanno ritenuto che il vero nemico da colpire non fossero i regimi arabi laici ma gli occidentali considerati loro protettori. Gruppi come quelli di Al Qaeda hanno cioè alzato il tiro colpendo gli Usa nella speranza non certo di conquistare gli Usa ma di unire tutti il mondo arabo musulmano in una guerra comune contro l’occidente e fare apparire i regimi arabi non islamici come una emanazione dell’Occidente, del grande Satana

Ecco dunque il passaggio dalla predicazione integrale e spirituale dell’Islam all’attivismo politico-terroristico: il rifiuto della compromissione con l’occidente diventa lotta armata attiva, perchè ciò che compromette va fermato e distrutto.

PROBLEMI A GAZA – E così, sorretto da questa base ideale il movimento salafita dilaga in tutto il medio oriente. Per la forza politica di Hamas, un passato da movimento intifadista e terrorista e oggi tuttora in pieno sforzo di dimostrare al mondo di essere diventata genuina forza di governo, ha i suoi bravi problemi nell’arginare queste tendenze. Nella striscia di Gaza, il problema è all’ordine del giorno.

Sono tre i principali gruppi salafiti attualmente operativi nella Striscia di Gaza e che rappresentano una spina nel fianco per Hamas. Si tratta del Jund Ansar Allah (i Soldati di Dio), del Jaish al-Islam (l’Esercito dell’Islam) e del Jaish al Umma (l’Esercito della Nazione). Il più pericoloso di questi gruppi per Hamas e per gli equilibri dell’area è quello dei Jund Ansar Allah. Il leader di questo gruppo salafita, Abdul Latif Abu Moussa, è stato ucciso dai sicari di Hamas durante gli scontri dell’agosto 2009. Nonostante la perdita del suo leader, il movimento non solo è sopravvissuto, ma si è rafforzato soprattutto grazie al commercio attraverso i tunnel clandestini nel sud della Striscia di Gaza.

Sul Corriere della Sera di oggi Francesco Battistini in diretta da Gaza ci conferma quanto scritto dall’AdnKronos: il problema salafita è la vera spina nel fianco di Hamas, che è così impegnato su più fronti: la propria legittimazione internazionale, la lotta sotterranea contro Israele, la repressione di chi vuole introdurre anche nella striscia di Gaza il terrorismo di Al Qaeda.

I salafiti non tolleravano che maschietti e femminucce stessero insieme, così avevano deciso d’incendiare un po’ di gazebo. Qualche mese prima se l’erano presa coi negozi di dvd e d’alcolici; nel 2009 coi parrucchieri e gl’internet café… «Facciamo quel che dovrebbe fare Hamas— ci disse quella notte, mentre l’incontravamo sul divano sgangherato d’un cortile di Jabaliya, il grande campo profughi distrutto dalle bombe israeliane —. Ma loro non fanno nulla: lo sanno tutti che a Gaza basta un dollaro al poliziotto, per far entrare una bottiglia di whisky». Nemici veri di Hamas o utile strumento per il «lavoro sporco»? È da tre anni che i salafiti sono comparsi nella Striscia. E che una guerra, più o meno silenziosa, viene condotta contro i seguaci di Bin Laden.

Vittorio Arrigoni si è trovato in mezzo a questo conflitto. Una volta di troppo.

da giornalettismo.com

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